Riecheggiano i rintocchi della campana*. La marea sta salendo. L’oceano si prepara nuovamente ad impossessarsi della terra. È un meccanismo perfetto. Al punto da perturbarmi l’animo.

La mia mente viene scaraventata nell’inverno del 1993, quando una potente tempesta, abbattutasi su queste coste, fu capace di scoperchiare un intero villaggio risalente all’epoca del Neolitico. Questo evento oltre a determinare una nuova configurazione morfologica, penetrò il tessuto folcloristico del territorio, sino a tramutarlo in luogo di culto.

Con lo stesso incanto, da queste dune, posso percepire le note sacrali di una cornamusa. Un uomo in abito da cerimonia, ignaro del vento e della pioggia, onora madre Natura per aver protetto il passato sino al giorno in cui ha deciso di svelarglielo. Sono pronto per la trasformazione. La visione del mare in burrasca muta in una potente miscela di colori che si propagano in maniera inesorabile, ma definita nella “filigrana” dell’immagine.

È così che nasce questa fotografia, attraverso la forza propulsiva di una suggestione, in simbiosi con il paesaggio. Ma la trasformazione non è un atto fondamentale solo in ambito operistico, è una virtù necessaria nel percorso umano, di convivenza. Se la Natura si evolve costantemente per rinnovarsi e custodire il passato, noi, oggi più che mai, dovremmo “mutare” per proteggere il futuro.

 

*Nel 2010, l’artista Marcus Vergette, ha installato a Loch Roagh la seconda delle dodici campane facenti parte del progetto “Time and tide bell”, con l’idea di creare, celebrare e rafforzare la connessione tra parti differenti del territorio, tra terra e mare, tra le comunità e l’ambiente.